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Devo ammettere che, fino all’anno scorso, le mie conoscenze sui pannolini
lavabili erano limitate e alquanto superficiali. Ho cominciato ad incuriosirmi
quando, in ospedale, durante una visita ambulatoriale di routine, ho visitato un
neonato con un pannolino “diverso
all’aspetto alquanto bizzarro e buffo
(mucca pezzata), univa la morbidezza del materiale naturale, e, cio’ che forse
conta di più in un ambulatorio medico, la mamma confermava l’assenza di
dermatiti, eritemi o arrossamenti in regione perineale da quando aveva iniziato
ad usare quel tipo di pannolino, lavabile appunto. Da allora, scatenata la mia
curiosità, mi sono informata un po’ più a fondo su questo argomento, consultando
botteghe del commercio equo-solidale, punti vendita “bio”, negozi per
l’infanzia, ma anche -soprattutto- ascoltando (viva voce e via mail) mamme che
avevano sperimentato questo tipo alternativo di ausilio.
Inutile dire che, scoprendo di aspettare una bimba, la simpatia che andavo
covando per i pannolini lavabili si è concretizzata con la scelta di usarli per
lei.
Che cos’è -in definitiva- un pannolino lavabile?
E’ una mutandina identica per forma e dimensioni alla “collega” usa-e-getta,
differenziandosi da questa per il materiale e la possibilità di riciclo; invece
della plastica, qui si tratta di materiali assolutamente naturali (cotone o
bambu’), che vengono lavati e riutilizzati, dalla nascita del piccolo fino a
quando il bimbo ne avrà bisogno.
Come medico pediatra e come mamma, posso stilare un breve elenco di pregi
(tanti) e… difetti (pochi) del lavabile:
PREGI
1) Scomparsa quasi assoluta di dermatiti, eritemi, ulcerazioni a livello
perigenitale; essendo fatti di materiale naturale, questi pannolini permettono
la traspirazione fisiologica del corpo, sono anallergici e non irritanti. Questo
elimina anche la necessità dell’utilizzo di paste dermatologiche di varia natura
(ossido di zinco, cortisoniche, antimicotiche o antibiotiche).
2) La temperatura a livello genitale sembra essere più bassa utilizzando il
lavabile e questo potrebbe avere un’importanza pratica nel futuro dei piccoli di
sesso maschile: è ampiamente dimostrato che una delle cause di infertilità nel
sesso maschile è il testicolo ritenuto in addome per lunghi periodi, quindi in
ambiente con temperature di 36°-37° gradi (azione nociva sulle cellule che
producono spermatozoi); queste stesse temperature potrebbero misurarsi anche ai
testicoli in sede extra-addominale di bimbi che utilizzano pannolini di
plastica, soprattutto se tenuti per lungo tempo; i lavabili, appunto per la loro
struttura in cotone, fanno traspirare meglio la zona perigenitale, mantenendo
una temperatura più consona alla fisiologia testicolare.
3) Pur garantendo una perfetta tenuta, il lavabile non può, a causa dei
materiali naturali di cui è fatto, garantire una sensazione di asciuttezza
assoluta, come promesso e mantenuto dai modelli in plastica: questo sembrerebbe
un difetto, in realtà è un grosso pregio, poichè la sensazione di
“tutto-asciutto”, così cara alla pubblicità, porta ad un ritardo nello
svezzamento dal pannolino, con il risultato che bambini di 2 anni e mezzo o 3
ancora non usano il vasino.
4) Assoluto risparmio economico, da subito: un kit di pannolini lavabili (ne
servono circa 20, per garantire un minimo di autonomia domestica) costa circa
300 Euro (cifra indicativa, che potrà essere un poco più alta o più bassa a
seconda dei modelli e marche diversi esistenti in commercio); una fornitura di
pannolini usa-e-getta, dalla nascita fino a circa due anni, costerà circa 2000
Euro (anche qui cifra media, che potrà variare a seconda delle marche e tipi
differenti utilizzati). Ovviamente, il risparmio sarà maggiore nel caso di
fratellino o sorellina in arrivo, che erediterà i pannolini del più grande!
5) Madre Terra rispettata: meno plastica utilizzata ed
eliminata (ho visto anche un orribile marchingegno, che insacchetta i pannolini
sporchi e che aggiunge plastica a plastica!!) significa vivere in coerenza
l’ecologia, che altro non è se non educazione nei confronti del mondo animale e
vegetale (non elenco qui i danni provocati dallo smaltimento dei rifiuti in
plastica, dall’emissione di CO2 ai residui che si inseriscono nella catena
alimentare e che finiscono per accumularsi, con devastante effetto esponenziale,
nel nostro organismo).
6) Il pannolino riciclabile si lava in lavatrice, a 40° o 60° gradi, con
l’altro bucato, senza il bisogno di additivi antibatterici che non siano il
naturalissimo bicarbonato o percarbonato o acido citrico o aceto (ampia scelta a
disposizione!); se poi usiamo il detersivo biodegradabile, l’impatto ambientale
è davvero minimo (ricordiamoci anche di usare la lavatrice in orari serali,
risparmio garantito!). Dopo il lavaggio e l’asciugatura, si riutilizzano senza
stirarli.
DIFETTI
1) La mia bimba è nata piccolina (meno di tre chili) ed il primo mese, con
pannolini lavabili tutti della stessa misura, registravo perdite ingenti e
frequenti di “materiale biologico”!!, che mi constringevano a lavaggi totali di
patello-body-tutina-lenzuolino-coperta-vestito della mamma-divano e/o tappeto…
Ora, con la possibilità di trovare taglie più piccole in commercio, anche questo
problema è risolto.
2) Autonomia di viaggio e vacanza di circa tre giorni, se non si dispone di
una lavatrice portatile e se non si vuole lavare a mano!!
Traspare dalla lettura di queste righe come io sia una sostenitrice convinta
ed utilizzatrice soddisfatta dei lavabili; ai lettori, adesso, l’onere e la
curiosità della prova…
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